mercoledì 13 aprile 2011

Un treno chiamato littorina

Una storica automotrice della ferrovia canavesana destinata a scomparire, sostituita dai moderni treni elettrici.




Con il crollo del regime fascista, tutto ciò che ricordava agli italiani il ventennio di dittatura, venne rimosso: le statue, e gli emblemi distrutti, le scritte sui muri cancellate, anche certe parole e frasi entrate nel lessico comune non più pronunciate e a poco a poco dimenticate. Pochissime sono sopravvissute sino ai nostri giorni.

Una di queste è certamente “Littorina” che in Canavese è sinonimo di treno.

Se nella prima metà del novecento “prendere la Canavesana” significava viaggiare sulla locomotiva a vapore, successivamente e ancora ai nostri giorni per i canavesani doc “prendere la Littorina” significa viaggiare in treno.

Sicuramente se chiedessimo ai giovanissimi perchè si chiama Littorina, pochi saprebbero rispondere che il termine deriva da (fascio) littorio il simbolo del fascismo, usato in maniera traslata per indicare un tipo di moderno locomotore entrato in servizio nel periodo (1935) e al quale si voleva sottolinearne il presunto merito del regime nella realizzazione.

Quasi nessuno poi è a conoscenza della curiosa storia delle prime Littorine entrate in servizio sulla ferrovia canavesana nel 1943 e che cercheremo brevemente di ricordare.
La realizzazione delle automotrici termiche (motori diesel) denominate Littorine rispondeva alla necessità di avere un mezzo di trasporto ferroviario leggero, veloce, versatile in grado di aumentare la velocità di esercizio e ridurre i costi, soprattutto delle linee ferroviarie secondarie che cominciavano a risentire della concorrenza dovuta allo sviluppo dell’automobile e del trasporto su gomma.

La leggerezza era ottenuta da una struttura realizzata con largo uso di alluminio e leghe leggere in grado di ospitare, nelle più grandi, fino a 88 posti a sedere la quale poggiava su solo quattro coppie di ruote ferroviarie.

I due motori Diesel poggianti sui carrelli delle ruote riducevano al minimo le vibrazioni e soprattutto non necessitando di complicati meccanismi di trasmissione del moto si otteneva una notevole diminuzione di peso e quindi un miglioramento del rapporto peso , potenza, velocità.

Dai documenti tecnici dell’epoca si legge che la Littorina più grande (88 posti) corrispondeva in peso a soli 250 Kg per posto offerto; un treno normale a vapore con relativa macchina superava i 2000 Kg.

In merito al consumo di combustibile un treno rapido a vapore richiedeva circa 22 Kg di carbone per Km, la Littorina di grande portata consumava 600 grammi di gasolio.

Notevole anche il risparmio dovuto alla riduzione del personale: da quattro necessari al treno a due per la Littorina.

Dal 1935 al 1940 entrarono in servizio sulla rete nazionale tre tipi di Littorine da 88 posti, 60 posti e la più piccola 48 posti.

La più potenti sviluppavano nelle linee adatte la velocità di 130 Km orari, agevolate anche dal profilo esterno che portava ad una notevole riduzione alla resistenza dell’aria soprattutto a confronto con i treni dell’epoca.

Dotate di doppi comandi simmetrici poteva essere condotta in entrambi le direzioni, evitando così la necessità di essere rigirata sulla piattaforma ad ogni capolinea.

Tutto ciò portava ad una notevole convenienza economica: la Littorina costava in media due lire al Km; un treno per linea secondaria 5-6 lire a Km.


Queste le caratteristiche generali delle Littorine diffuse in tutta Italia, ma con netta prevalenza in settentrione.

Le Ferrovie Torino Nord, questo era il nome della società che all’epoca gestiva la linea ferroviaria canavesana affittò dal 1943 al 1945 dalle Ferrovie Statali ben sei Littorine ALn 556, ma si videro circolare poco in quanto gli eventi bellici e la conseguente penuria di carburante lo impedì. Alla fine delle ostilità erano tutte accantonate alla stazione di Rivarolo e vennero successivamente ritirate dalle FF.SS.

Le Littorine che iniziarono a circolare regolarmente in Canavese nel dopoguerra erano di un tipo particolare e la loro storia un po’ curiosa è dovuta al fatto che erano state costruite per svolgere un servizio diverso da quello che poi finirono per svolgere.

Costruite dalla Fiat con sigla ALn 40 sul finire degli anni ’30 sull’onda di un nascente turismo di èlite, questi mezzi dovevano svolgere un servizio di collegamento rapido diurno di classe superiore e essere impiegate in zone di alto interesse turistico.

I mezzi erano dotati di dispensa-cucina, buone rifiniture interne e i pasti erano serviti su vassoio al posto. Questo allestimento riduceva a 40 i posti disponibili.

In questa limitata capienza consisteva il difetto principale del mezzo poiché, se il servizio risultava gradito all’utenza e l’affluenza cresceva era necessario raddoppiare la composizione anche per pochi posti e la mancanza di intercomunicazione tra i due mezzi impediva l’utilizzo di una sola cucina aumentando il personale. Si comprende come i costi salissero in maniera spropositata.

Alla fine della guerra, con un Italia alle prese con una difficile ricostruzione, questo tipo di servizio se non tramontato era perlomeno inattuale così le FF.SS.decisero di alienare i mezzi superstiti alle vicende belliche.

La direzione della Ferrovia Canavesana riuscì ad accapparrarsi cinque di queste motrici accantonate nelle Officine FS di Vicenza e che risultavano in soddisfacenti condizioni.

Affidate per la trasformazione all’Officina Magliola di Santhià furono abolite cucina e dispensa e attrezzate con sedili di legno con disposizione 3+2 tale da ottenere 70 posti ripartiti in 3 comparti. Due di queste originariamente disponevano di 17 posti in classe superiore posti in uno dei comparti di estremità.

Vennero modificati anche rapporti privilegiando le doti di avviamento a leggero scapito della velocità che risultava di 90 km ora, più che sufficiente per le caratteristiche della linea.

La doppia coloritura venne attuata dipingendo la parte inferiore, a partire dai finestrini, nel classico colore castano mentre il tetto era grigio opaco, con le scritte ( FTN AUTO 40.001 – 5 ) in giallo oro con filettature rosse.

Le generazioni più anziane ricorderanno certamente l’interesse con il quale vennero accolte dall’utente canavesano in quanto rappresentavano una modernità in confronto con la vecchia vaporiera, anche se la capienza era limitata rispetto il treno tradizionale.

Le vecchie Littorine svolsero tutto sommato un servizio soddisfacente e continuarono il servizio ( ridipinte di giallo-rosso) anche dopo il subentro alla direzione della ferrovia canavesana della SATTI avvenuto nel 1959.

Nel 1962 ne venne demolita una e utilizzata parzialmente come ricambi, le altre pur provate da un lungo esercizio continuarono a viaggiare ancora parecchi anni dopo l’introduzione delle nuove automotrici Fiat ALn 668 D che ancora svolgono il servizio.

Al di là delle sigle tecniche, le vecchie Littorine tramandarono alle nuove il loro nome e per tutti i viaggiatori i moderni mezzi furono sempre chiamati Littorine.

Da alcuni anni la Ferrovia Canavesana è impegnata in un notevole sforzo economico di ammodernamento, dopo decenni di aspettative la linea è stata elettrificata e rimodernata, sono già in servizio nuovi treni elettrici e nel 2006 entreranno in servizio quelli nuovissimi a due piani, ma c’è da scommettere che per molti canavesani quando si recheranno alla stazione lo faranno per…andare a prendere la Littorina

1 Commenti:

Alle 16 giugno 2016 11:40 , Blogger Augusto Daniele Manfredi ha detto...

Risp.le Emilio Champagne,
Molto interessante e nei dettagli l'articolo " Storia Canavesana - Littorina".
Io come Modellista statico, mi diletto nell'auto costruire nel tempo libero,
i modelli ferroviari, e diorami civili e militari, d'epoca.
L'ultimamente da una locomotiva a vapore tedesca a 2 assi della " Henschel & Son - T2 ",
che nel 1883 la FCC, ordino' n.3 esemplari da mettere in linea, la n.1-2-3.
Nel 1885 la n.1 fece la sua comparsa in Canavese,
e grazie al libro di Molino, da una foto sfocata e da un disegno tecnico scala 1:100,
mi sono ricavato con gomma siliconica e resina bi componente il modellino in scala 1:87.
Puo' vedere il modello finito negli album di foto diviso in tematica, su' facebook
al mio nome Augusto Daniele Manfredi. )
Ogni tanto con l'Associazione di Modellismo Michelin Sport Club di Torino e Cuneo,
( quest'anno compie i 30° Anniversario della fondazione,
che sono socio e resp.le di zona, partecipo alle mostre, e un pezzo storico di Canavese,
rappresento facendo conoscere alle nuove leve come si viaggiava nel periodo 800-900.
Sul sito ScalaTT, anni fa'nelle celebrazioni dell'Unita'd'Italia - 2011,
mi hanno pubblicato il diorama ferroviario della Stazione ferroviaria di Salassa
San Ponzo, in scala 1:87, periodo storico 1911.
Tali modelli se vorra' vederli in esposizione, saranno esposti a Volvera a luglio il 16-17
per una mostra tematica ferroviaria italiana.
Il locale e il teatro-sala polivalente in via Bossatis n.69,
orario mostra dalle ore 16,00 alle ore 22,00 nei 2 giorni.
Grazie e Distinti Saluti.
A.Daniele Manfredi.

 

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